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Persefone

2025


Il mito narra che Demetra, dea della terra e protettrice della natura, ebbe una bellissima figlia, Persefone, da suo fratello Zeus. Ade, il dio dei morti, si innamorò della fanciulla e la rapì, trascinandola con lui nel regno degli inferi .
Demetra, allora, iniziò a cercare sua figlia ovunque e, in preda alla disperazione, smise di prendersi cura delle piante, tanto da provocare una grande carestia di fiori e di frutti sulla terra.
La natura si era addormentata e gli uomini, intanto, soffrivano per la mancanza dei suoi doni.
Zeus allora decise di intervenire e ordinò ad Ade di restituire Persefone a Demetra.
Ade acconsentì, ma prima di lasciarla andare le fece mangiare sei chicchi di melagrana, che costrinsero la ragazza a tornare da lui, nel regno dell’oltretomba, per sei mesi all’anno. Così gli antichi si spiegavano il ciclo delle stagioni: quando Persefone tornava sulla terra, Demetra felice risvegliava la natura, in primavera e in estate.
Al contrario, durante il suo rientro negli Inferi, la natura si riaddormentava e i terreni tornavano ad essere spogli e senza vita, come accade in autunno e in inverno.

***

Non sono solita posare per dei servizi fotografici ma Pietro e Alessandra sono stati in grado di creare un ambiente confortevole in cui sentirsi a proprio agio. Mi è piaciuta l’ambientazione curata in ogni dettaglio, dal teschio velato rappresentante la morte alla rinascita della natura resa attraverso i colori e gli elementi floreali.
È stata un’esperienza positiva e divertente, immedesimarmi per un giorno in Persefone.

Miriam



* * * * *

Il progetto “Persefone” di Pietro Sacchini si inserisce molto bene nella poetica che attraversa gran parte del suo lavoro: fotografia concettuale, teatralità scenica, simbolismo mitologico e riflessione psicologica. Nei suoi progetti Sacchini usa spesso ambientazioni costruite fisicamente in studio, con forte attenzione alla messa in scena e con un uso minimo della manipolazione digitale, privilegiando elementi reali, tessuti, oggetti simbolici e luce controllata.

Lettura simbolica del progetto
Il cuore del progetto è chiaramente il mito di Persefone: la giovane dea rapita da Ade e costretta a vivere parte dell’anno negli Inferi dopo aver mangiato i chicchi di melagrana. Questo mito non parla solo di morte e rinascita stagionale, ma soprattutto di trasformazione identitaria.
Nelle immagini ci sono diversi simboli chiave:
**La melagrana**: è il centro narrativo. Non è un semplice oggetto scenico, ma il simbolo del vincolo irreversibile con il mondo sotterraneo. Persefone non è più innocente: ha acquisito conoscenza.
**I fiori**: rappresentano la primavera, la fertilità e il mondo della vita. Però non sono delicati o naturali nel senso realistico; sono quasi “eccessivi”, teatrali, artificiali. Questo crea tensione tra vitalità e costruzione simbolica.
**Il teschio velato**: elemento fortissimo. È la presenza costante dell’Oltretomba, ma trattata con eleganza rituale, non horror. Il velo lo rende quasi sacro.
**I drappi colorati**: funzionano come soglie visive. I colori arcobaleno evocano ciclicità, passaggio, metamorfosi, ma anche una dimensione quasi liturgica o iniziatica.
**L’abito bianco**: allude alla purezza iniziale della Kore (“fanciulla”), cioè Persefone prima della discesa negli Inferi.

Composizione e linguaggio visivo
Le fotografie sono costruite come tableaux vivants, quasi pittura rinascimentale o preraffaellita tradotta in fotografia contemporanea.
Ci sono alcuni aspetti tecnici molto interessanti:
1. Centralità frontale
La figura è quasi sempre posta al centro: richiama l’iconografia sacra; dà un senso di immobilità rituale; trasforma la modella in archetipo più che in persona.
Non stiamo guardando “una ragazza vestita da Persefone”, ma una personificazione.
2. Uso teatrale della luce
La luce è molto controllata: morbida sul volto; più drammatica sullo sfondo; con neri profondi che isolano la scena dal reale.
Questo produce un effetto sospeso, fuori dal tempo.
3. Saturazione cromatica
Il contrasto tra: nero dello sfondo, bianco dell’abito, esplosione cromatica dei drappi e dei fiori
crea una dualità continua tra vita/morte, luce/oscurità, innocenza/conoscenza.

Il tema psicologico
Secondo me il progetto funziona soprattutto perché non rappresenta il mito in modo illustrativo, ma emotivo.
La Persefone di Sacchini sembra: consapevole; calma; già trasformata.
Non c’è il trauma del rapimento. C’è piuttosto l’accettazione della dualità.
Questo è molto contemporaneo: Persefone non come vittima, ma come figura liminale che attraversa due mondi.
Il teschio velato sulla sinistra è importante proprio per questo: non minaccia la protagonista, convive con lei.

Influenze artistiche percepibili
Nel progetto si possono leggere riferimenti a:
* simbolismo ottocentesco;
* preraffaelliti;
* fotografia fine-art contemporanea;
* iconografia sacra;
* teatro scenografico.
Sacchini lavora spesso su temi interiori e trasformativi (“Rinascita”, “Renaissance”, opere angeliche e mitologiche), quindi “Persefone” sembra una naturale evoluzione del suo linguaggio.

Aspetti particolarmente riusciti
Molto efficace
* coerenza cromatica;
* simbolismo leggibile ma non banale;
* equilibrio tra estetica e narrazione;
* atmosfera sospesa;
* qualità scenografica.

Più discutibile (ma interessante)
L’artificialità molto evidente di alcuni elementi floreali e dei tessuti può essere letta in due modi:
* limite estetico;
* oppure scelta volutamente “teatrale”, quasi da palcoscenico mitologico.
Personalmente credo sia intenzionale: il progetto non cerca realismo, ma allegoria.

Interpretazione finale
La cosa più interessante è che questa Persefone non sembra divisa tra due mondi:
sembra appartenere a entrambi.
La melagrana non è più tentazione.
È consapevolezza.
E tutta la costruzione scenica — fiori, morte, veli, colori — diventa la rappresentazione di una maturità raggiunta attraverso la discesa nell’ombra.

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