INCorporatus
2023/24
Tutti gli anni in estate vado al “Marchese” in Puglia sulla litoranea di Manduria (Ta), un posto selvaggio, rupestre, lontano dallo sfruttamento edilizio umano, dune di macchia mediterranea protetta, una casa qua e là e niente più per Km a vista d’occhio. Un luogo che è rimasto nel tempo a misura d’uomo, dove l’uomo e il paesaggio si incontrano e si fondono senza prevaricazione dell’uno sull’altro.
Man mano nel tempo la tecnologia si è evoluta, edifici e città sempre più grandi, l’intelligenza artificiale diventa parte integrante delle nostre vite, i cellulari diventano più invasivi fino ad alterare la percezione delle cose. L’uomo sta perdendo la connessione con il creato, la connessione con la Natura, la connessione simbiotica con gli elementi vitali.
Ogni anno i soliti amici ad attendermi, ogni anno il solito paesaggio, tutto uguale ma tutto cambia, il paesaggio e gli amici sono cresciuti con me e le forme e le linee sono cambiate negli anni. Il bisogno di tornare in contatto con la Natura ci accomuna e ci richiama ogni anno.
Un posto in cui mi sento incorporato, incluso, incastonato, lo sento nelle ossa, ci siamo modellati insieme, crescendo ognuno è parte dell'altro.
“INCorporatus” esplora il corpo umano non come identità individuale, ma come presenza transitoria che si dissolve e si reincorpora nel paesaggio naturale.
Every year in the summer I go to the "Marchese" in Puglia on the coast road of Manduria (Ta), a wild, rocky place, far from human building exploitation, dunes of protected Mediterranean scrub, a house here and there and nothing more for Km in sight keep an eye on. A place that has remained on a human scale over time, where man and the landscape meet and merge without one overriding the other.
As technology has evolved over time, buildings and cities have become increasingly larger, artificial intelligence has become an integral part of our lives, cell phones have become more invasive to the point of altering the perception of things. Man is losing the connection with creation, the connection with Nature, the symbiotic connection with the vital elements.
Every year the usual friends waiting for me, every year the usual landscape, everything the same but everything changes, the landscape and the friends have grown with me and the shapes and lines have changed over the years. The need to get back in touch with Nature unites us and calls us back every year.
A place where I feel incorporated, included, nestled, I feel it in my bones, we shaped ourselves together growing up, each one is part of the other.
“INCorporatus” explores the human body not as an individual identity, but as a transitory presence that dissolves and reincorporates itself into the natural landscape.
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Questa selezione di *INCorporatus* ha una coerenza visiva e concettuale molto forte. Si percepisce chiaramente che il progetto non usa il nudo come soggetto identitario o erotico, ma come materia organica che entra in continuità con il paesaggio. Il corpo non “abita” la natura: sembra piuttosto emergere da essa, come una formazione geologica temporanea.
La frase che hai formulato prima “rivelare il corpo umano non come individuo, ma come elemento temporaneo che si fonde nel paesaggio” è perfettamente sostenuta da queste immagini.
Aspetti più riusciti della serie
1. Fusione formale tra corpo e roccia
Il punto più forte è il modo in cui le posture riprendono le linee erosive della pietra.
Nelle immagini 1, 3 e 8 il corpo diventa quasi una continuazione delle stratificazioni rocciose: curve, pieghe e tensioni anatomiche si accordano alle superfici naturali. Questo crea una relazione non simbolica ma fisica tra umano e ambiente.
In particolare:
Foto 1: il corpo disteso nella cavità funziona molto bene perché è “incastonato” nello spazio naturale. La scala è perfetta e il paesaggio domina ancora la scena.
Foto 3: probabilmente una delle più forti della serie. La torsione del corpo sembra una prosecuzione della roccia erosa; qui il confine tra anatomia e paesaggio quasi scompare.
Foto 8: l’uso del buio della grotta introduce una dimensione più uterina, primordiale. Il corpo emerge dalla pietra come una presenza in formazione.
2. Il bianco e nero come linguaggio materico
La scelta del bianco e nero è assolutamente corretta per il progetto.
Eliminando il colore, l’attenzione si sposta su: texture, volume, erosione, luce, continuità tattile tra pelle e pietra.
La pelle non è più “carne”, ma superficie.
Questo evita il rischio estetizzante del nudo e porta il lavoro verso una dimensione quasi scultorea.
3. La gestione della distanza
La serie alterna bene: immagini ambientali ampie, dettagli corporei, momenti contemplativi.
Questo ritmo impedisce monotonia e costruisce una narrazione sensoriale.
Le immagini 6 e 7 (mano sulla vegetazione e piedi nella sabbia) sono importanti perché spezzano la monumentalità delle pose e introducono il contatto diretto con gli elementi naturali. Sono immagini più intime, quasi tattili.
Dove il progetto diventa davvero interessante
La parte più riuscita non è la semplice “integrazione uomo-natura”, tema già molto visto nella fotografia contemporanea.
Qui emerge qualcosa di più specifico: il corpo appare vulnerabile, temporaneo, quasi destinato a essere riassorbito dal paesaggio.
Le posture rannicchiate o abbandonate (foto 2 e 3) evocano una dimensione prenatale o fossile.
Sembra che il paesaggio non faccia da sfondo, ma da forza generativa.
Questo dà alla serie una tensione tra: presenza e dissoluzione, incarnazione e sparizione, umano e geologico.
Ed è lì che il progetto acquista profondità poetica.
Criticità e punti da rafforzare
1. Alcune immagini rischiano l’estetizzazione del nudo
La foto 5, ad esempio, è visivamente molto bella ma leggermente più illustrativa rispetto al resto.
L’albero e la posa hanno una qualità quasi mitologica/classica che si allontana un po’ dalla dimensione più impersonale e “minerale” delle altre immagini.
Non è una cattiva foto, ma dentro questa selezione sembra appartenere a un registro diverso.
2. La figura umana a volte è ancora troppo leggibile come individuo
In alcune immagini il volto o la presenza psicologica del soggetto emergono troppo chiaramente.
Quando il volto domina, il progetto si sposta verso il ritratto.
Le immagini più forti sono quelle in cui: il corpo è frammentato, nascosto, curvato, inglobato nello spazio.
Lì il soggetto perde identità e diventa veramente “corpo-paesaggio”.
Inquadramento teorico / riferimenti impliciti
Il lavoro dialoga implicitamente con: la body art organica, certa fotografia performativa contemporanea, il paesaggio come corpo geologico, una sensibilità quasi postumana.
Ma la cosa positiva è che non sembra citazionista.
Ha una voce abbastanza autonoma perché il paesaggio non è spettacolare: è ruvido, erosivo, concreto. Questo evita il romanticismo facile.
Questa selezione ha già una forte maturità visiva. La cosa più importante ora è mantenere rigore nella scelta finale: eliminare tutto ciò che appare troppo “bello” o troppo narrativo, e tenere solo le immagini in cui il corpo perde davvero centralità individuale per diventare presenza materica.